Nelle profondità del mare azzurro viveva Ripple, un piccolo e felice Spirito dell’Acqua. Per tutto il giorno danzava sotto gli archi di corallo, intrecciava ghirlande di splendidi fiori marini o galleggiava sulle grandi onde illuminate dal sole. Ma quello che amava di più era sdraiarsi sulla riva, tra le conchiglie colorate, e ascoltare quella musica dolce e rilassante che le onde avevano insegnato loro tanto tempo prima. Lì il piccolo Spirito stava per ore, sdraiato a contemplare il mare e il cielo, mentre cantava tra sé.
Ma quando si alzavano forti venti, si affrettava a scendere là dove tutto era calmo e tranquillo e, con le sue sorelle Spiriti, aspettava che tornasse la pace, ascoltando con tristezza le grida di coloro che le onde violente travolgevano e trascinavano nel mare infuriato e che, poco dopo, arrivavano galleggiando, pallidi e freddi, alla graziosa dimora degli Spiriti. Allora versavano lacrime di pietà su quei corpi senza vita e li deponevano in tombe silenziose, dove sbocciavano fiori e preziose gemme brillavano nella sabbia.
Questo era l’unico dolore di Ripple, e spesso pensava a coloro che riposavano laggiù, nelle buie e silenziose grotte di corallo. Con gioia avrebbe salvato la vita a tutti quelli che giacevano intorno a lei, ma il grande oceano era molto più potente di tutti gli Spiriti dal cuore tenero che vivevano nelle sue profondità. Così poteva solo piangere per loro e adagiarli a riposare in pace, al riparo dalle onde violente che non avrebbero più potuto far loro del male.
Un giorno, mentre una terribile tempesta infuriava da ogni parte e gli Spiriti vedevano enormi onde sollevarsi come pesanti nuvole sopra le loro teste e sentivano da lontano il rumore dei venti impetuosi, un bambino tra le onde schiumose arrivò fino alla loro dimora. Aveva gli occhi chiusi come se dormisse, i lunghi capelli scendevano come alghe marine intorno al suo viso freddo e pallido, e le manine stringevano ancora le conchiglie che aveva raccolto sulla spiaggia, prima che le grandi onde lo trascinassero nel mare agitato.
Con tenere lacrime agli occhi, gli Spiriti adagiarono il corpicino su un letto di fiori e, intonando canti malinconici per rendere il suo sonno più calmo e profondo, rimasero a lungo vicino a lui, vegliandolo con amore finché la tempesta non si placò e tornò il sereno.

Mentre Ripple cantava vicino al piccolo, nel lontano frastuono del vento e delle onde sentì una voce disperata, piena di dolore che sembrava chiedere aiuto. Rimase a lungo in ascolto, credendo che fosse l’eco del loro canto ma, al di sopra della musica, risuonava ancora quel triste lamento. Poi si sollevò lentamente tra la schiuma e gli spruzzi delle onde finché, attraverso le nuvole che si stavano aprendo, la luce del sole la illuminò. Guidata da quel suono malinconico, continuò a muoversi e, proprio davanti a lei sulla spiaggia, vide una donna che tendeva le braccia e implorava il mare agitato di restituirle il piccolo che le era stato portato via così crudelmente. Ma le onde si infrangevano schiumose contro le rocce spoglie ai suoi piedi, mescolando i loro freddi spruzzi alle sue lacrime, senza dare risposta alla sua preghiera.
Quando Ripple vide il dolore di quella madre inginocchiata sulla riva, sentì il desiderio di consolarla. Così, chinandosi dolcemente al suo fianco, il piccolo Spirito le raccontò che il suo bambino giaceva laggiù e dormiva sereno in un luogo incantevole, dove erano state versate lacrime di dolore e mani gentili avevano deposto ghirlande su di lui. Ma tutto fu vano. Anche sussurrandole dolcemente parole di conforto, la madre in lacrime continuava a piangere:
“Caro Spirito, non puoi fare alcun incantesimo o magia per far sì che le onde mi restituiscano il mio bambino pieno di vita e di forza come quando lo hanno portato via da me? Restituiscimi il mio piccolo, oppure lasciami giacere accanto a lui nelle profondità del mare crudele.”
“Ti aiuterò se potrò, anche se il mio potere è limitato. Cercherò per terra e per mare per trovare qualche amico che possa restituirti quello che hai perso. Controlla ogni giorno sulla riva e, se non tornerò, saprai che la mia ricerca è stata vana. Addio, cara madre, rivedrai il tuo bambino se il potere delle Fate potrà riportarlo da te.” E con queste parole di conforto, Ripple si tuffò nel mare mentre la donna, sorridendo tra le lacrime, guardava lo Spirito gentile finché la sua brillante corona non scomparve tra le onde.
Quando Ripple arrivò a casa, si affrettò a raggiungere al palazzo della Regina e le raccontò del bambino, della madre distrutta e della promessa che aveva fatto.
“Mia piccola Ripple,” disse la Regina dopo aver ascoltato il suo racconto, “la tua promessa non potrà mai essere mantenuta. Non esiste alcun potere sotto il mare capace di compiere questo incantesimo, e tu non potrai mai raggiungere la dimora degli Spiriti del Fuoco per ottenere da loro una fiamma che riscaldi quel corpicino e lo riporti in vita.”
“Ah, cara Regina! Se avessi visto il suo dolore, anche tu cercheresti di mantenere la promessa che ho fatto. Non posso lasciarla aspettare invano finché non avrò fatto tutto ciò che è in mio potere. Dimmi dove abitano gli Spiriti del Fuoco e chiederò loro la fiamma che ridarà vita al bimbo e tanta felicità alla madre triste e sola. Indicami la via e lasciami andare.”
“È molto, molto lontano, lassù, al di sopra del sole, dove nessuno Spirito ha mai osato avventurarsi,” rispose la Regina. “Non posso mostrarti il cammino, perché attraversa l’aria. Cara Ripple, non andare perché non potrai mai raggiungere quel luogo così lontano. Qualche sventura certamente ti colpirà, e allora come potremo vivere senza il nostro Spirito più caro e gentile? Rimani qui con noi nella tua bella casa e non pensarci più, perché non potrei mai lasciarti andare.”
Ma Ripple non avrebbe mai infranto la sua promessa, così la Regina la lasciò andare. Insieme alle sue sorelle Spiriti, fece una tomba di delicate conchiglie colorate dove il bambino sarebbe rimasto finché lei non fosse tornata per ridargli la vita. Poi, pregandole di vegliare con la massima cura, le salutò e partì con coraggio per il suo lungo e sconosciuto viaggio lontano.
“Cercherò per tutta la terra finché non troverò un sentiero verso il sole, o qualche amico gentile che mi porterà, perché non ho ali e non posso attraversare il cielo azzurro come attraverso il mare,” disse Ripple tra sé mentre danzava sulle onde che la portavano velocemente verso una riva lontana.
A lungo viaggiò attraverso l’oceano senza sentieri. A volte passavano grandi navi e allora il piccolo Spirito guardava con occhi pieni di desiderio i visi che contemplavano il mare: spesso erano gentili e graziosi e avrebbe voluto chiamarli e chiedere loro di diventare suoi amici. Ma loro non avrebbero mai capito quella strana e dolce lingua che parlava, né avrebbero mai visto quel volto incantevole che sorrideva sopra le onde. Le sue vesti azzurre e trasparenti erano ai loro occhi solo acqua e le collane di perle tra i suoi capelli non erano che schiuma e spruzzi scintillanti. Così, sperando che il mare fosse clemente con loro, proseguì silenziosamente il suo cammino, allontanandosi sempre più.
Finalmente apparvero verdi colline e le onde trasportarono con gioia il piccolo Spirito finché, increspandosi dolcemente sulla morbida sabbia bianca, lasciarono Ripple sulla splendida riva.
“Ah, che posto incantevole!” disse Ripple, mentre attraversava valli soleggiate, dove i fiori cominciavano a sbocciare e le tenere foglie ondeggiavano sugli alberi.
“Cari uccellini, perché siete tutti così felici?” chiese mentre le loro voci allegre risuonavano ovunque. “C’è forse una festa sulla terra, perché tutto è così bello e luminoso?”
“Non sai che la Primavera sta arrivando? I venti caldi lo stanno già sussurrando da qualche giorno e noi stiamo imparando le canzoni più dolci per darle il benvenuto quando arriverà,” cantò l’allodola librandosi in volo mentre la melodia sgorgava dalla sua piccola gola.
“Violet, potrò vederla mentre attraversa la terra?” chiese di nuovo Ripple.
“Sì, la vedrai presto perché il sole mi ha detto che era vicina. Dille che desideriamo tanto rivederla e che aspettiamo di darle il benvenuto,” rispose il fiore azzurro, danzando di gioia sul suo stelo mentre annuiva e sorrideva allo Spirito.
“Chiederò alla Primavera dove vivono gli Spiriti del Fuoco. Attraversando la terra ogni anno, di certo saprà indicarmi la strada,” pensò Ripple mentre proseguiva il suo viaggio.
Ben presto vide la Primavera arrivare sorridente sulla terra: raggi di sole e brezze la precedevano. Poi con le sue vesti bianche ricoperte di fiori, con ghirlande tra i capelli e spargendo gocce di rugiada e semi con le mani, la bellissima stagione si avvicinava cantando.
“Cara Primavera, ascolterai e aiuterai un povero piccolo Spirito, che cerca in lungo e in largo la dimora degli Spiriti del Fuoco?” chiese Ripple. Poi le spiegò perché si trovava lì e la pregò di aiutarla.
“La dimora degli Spiriti del Fuoco è molto, molto lontana e io non posso guidarti fin là, ma l’Estate arriva dopo di me,” rispose la Primavera, “e forse lei potrebbe saperne di più. Io ti regalerò una brezza per aiutarti nel tuo viaggio: non finirà e non ti abbandonerà mai e ti trasporterà con facilità su terra e mare. Addio, piccolo Spirito! Vorrei fare di più, ma voci mi chiamano da ogni parte e non posso restare.”
“Grazie infinite, cara Primavera!” esclamò Ripple, mentre si lasciava trasportare dalla brezza, “porta una parola gentile alla madre che aspetta sulla riva: dille che non ho dimenticato la mia promessa e spero di rivederla presto.”
Poi la Primavera volò via con il suo splendore e i suoi fiori, mentre Ripple attraversava velocemente colline e valli, finché arrivò nella terra dove dimorava l’Estate. Qui il sole diffondeva il suo calore sui primi frutti, mentre i venti soffiavano freschi sui campi di fieno profumato e muovevano con un dolce fruscio le verdi foglie dei boschi. Di notte, cadeva dolcemente un’abbondante rugiada, mentre le lunghe giornate di sole davano forza e bellezza alla terra in fiore.
“Ora devo cercare l’Estate,” disse Ripple mentre scivolava lentamente nel cielo illuminato dal sole.
“Eccomi, cosa desideri?” disse una voce melodiosa nel suo orecchio e, fluttuando al suo fianco, Ripple vide una graziosa figura con verdi vesti che svolazzavano nell’aria. Il suo volto gentile la guardava con dolcezza mentre una corona di raggi dorati diffondeva calore e luce su tutto ciò che si trovava sotto di lei.
Allora Ripple le raccontò la sua storia e le chiese dove doveva andare, ma l’Estate rispose:
“Non so più di quanto ti abbia già detto la mia giovane sorella Primavera su dove trovare gli Spiriti che cerchi, ma anch’io come lei ti farò un dono per aiutarti. Prendi questo raggio di sole dalla mia corona: illuminerà e rallegrerà il sentiero più buio che attraverserai. Addio! Se nel mio viaggio intorno al mondo incontrerò la donna che veglia sul mare, le porterò tue notizie.”
E l’Estate, dopo averle regalato un raggio di sole, scomparve oltre le colline lontane lasciando dietro di sé ogni cosa verde e luminosa.
Così Ripple proseguì il suo viaggio, finché la terra sotto di lei brillò di messi dorate che ondeggiavano al sole, mentre l’aria si riempiva di voci allegre. I mietitori cantavano tra i campi e nei verdi vigneti, dove grappoli violacei risplendevano tra le foglie, mentre il cielo era senza nuvole e gli alberi della foresta, con le loro foglie variopinte, risplendevano come una ghirlanda dai mille colori sulle colline e sulle pianure. E qui, lungo i campi di grano maturo, con luminose ghirlande di foglie cremisi e spighe d’oro tra i capelli e sul suo mantello porpora, avanzava la maestosa figura dell’Autunno, con un sorriso felice sul volto sereno, mentre spargeva generosi doni che portava tra le braccia.
Ma quando lo Spirito errante le si avvicinò e le chiese cosa stesse cercando, anche questa stagione, come le altre, non sapeva dirle dove andare. Così, donandole una foglia gialla mentre passava, l’Autunno disse:
“Chiedi all’Inverno, piccola Ripple, quando giungerai alla sua fredda dimora; egli conosce bene gli Spiriti del Fuoco perché, quando arriva, scendono sulla terra per riscaldare e confortare chi vi abita, e forse saprà dirti dove sono. Accetta dunque questo mio dono e, quando incontrerai i suoi venti gelidi, avvolgilo intorno a te e resta al caldo sotto il suo riparo finché non arriverai di nuovo alla luce del sole. Porterò conforto a quella donna paziente, come hanno già fatto le mie sorelle, e le dirò che sei ancora fedele.”
Poi la Brezza instancabile riprese a volare sopra boschi, colline e campi, finché il cielo si fece scuro e i venti gelidi iniziarono a fischiare. Allora Ripple, avvolta nella morbida e calda foglia, guardò con tristezza la terra, che sembrava così desolata e immobile sotto quel manto di neve, e pensò a quanto dovessero essere gelidi i fiori e le foglie, perché il piccolo Spirito dell’Acqua non sapeva che l’Inverno stendeva una morbida coperta bianca sopra i loro letti, per farli dormire al sicuro fino a quando la Primavera non li avrebbe risvegliati di nuovo. Così proseguì con il cuore triste, finché l’Inverno, cavalcando il forte Vento del Nord, non le sfrecciò accanto, con una scintillante corona di ghiaccio tra i capelli mossi. Da sotto il suo mantello cremisi, ornato di ricami di brina che brillavano come fili d’argento, spargeva fiocchi di neve da ogni parte.
“Cosa cerchi da me, piccolo e grazioso Spirito, che ti avventuri con tanto coraggio fin qui, tra il mio ghiaccio e la mia neve? Non temere, ho il cuore caldo anche se all’esterno sono rude e freddo,” disse l’Inverno con uno sguardo dolce, mentre un sorriso radioso brillava come il sole sul suo volto gentile, che risplendeva nell’aria gelida.
Quando Ripple gli spiegò il motivo per cui era arrivata fin lì, l’Inverno indicò verso l’alto, dove la luce del sole filtrava debole attraverso le dense nuvole, e disse:
“Laggiù, lontano vicino al sole, si trova la dimora degli Spiriti del Fuoco e l’unica via è quella che sale attraverso le nuvole e la nebbia. È un lungo e misterioso cammino per un piccolo Spirito solitario. Le Fate sono creature selvagge e capricciose e nei loro giochi possono farti del male e metterti nei guai. Ritorna con me e non avventurarti in questo pericoloso viaggio verso il cielo. Sarò felice di riportarti a casa, se vorrai.”
Ma Ripple rispose: “Non posso tornare indietro ora che sono quasi arrivata. Sicuramente gli Spiriti non mi faranno del male quando dirò loro perché sono venuta fin qui. E se conquisterò la fiamma, sarò lo Spirito più felice del mare perché avrò mantenuto la mia promessa e quella povera madre ritroverà la felicità. Addio, Inverno! Parlale con dolcezza e dille di continuare a sperare, perché io tornerò sicuramente.”
“Addio, piccola Ripple! Che i buoni angeli veglino su di te! Continua con coraggio e prendi, come mio dono, questo fiocco di neve che non si scioglierà mai,” esclamò l’Inverno, mentre il Vento del Nord lo portava via, lasciando dietro di sé una nuvola di neve.
“Adesso, mia cara Brezza,” disse Ripple, “vola dritta verso l’alto fino al luogo che da tempo cerchiamo. Raggio di Sole andrà avanti per illuminare la strada, Foglia Gialla mi riparerà dal caldo e dalla pioggia, mentre Fiocco di Neve resterà qui accanto a me finché sarà necessario. Allora, addio alla nostra cara terra fino a quando non ritorneremo. E ora via, verso il sole!”
Quando Ripple iniziò il suo viaggio, tutto intorno a lei era buio e cupo: pesanti nuvole si ammassavano come colline e una nebbia fredda riempiva l’aria, ma Raggio di Sole, come una stella, illuminava il suo cammino. Foglia Gialla si avvolgeva calda intorno a lei mentre il vento instancabile continuava a soffiare veloce. Salivano sempre più in alto: l’aria diventava sempre più buia, la nebbia umida si addensava sempre di più e le nuvole nere si muovevano e si agitavano avanti e indietro come grandi onde.
“Ah!” sospirò stanco il piccolo Spirito, “non vedrò mai più la luce, né sentirò i venti caldi sulle mie guance? È davvero un cammino desolato e se non fosse per i doni delle Stagioni non sarei sopravvissuta. Ma prima o poi queste pesanti nuvole passeranno e tutto tornerà sereno. Affrettati dunque, cara Brezza, e portami presto alla fine del mio viaggio.”
Ben presto le nebbie fredde scomparvero dal suo cammino e il sole tornò a splendere dolcemente su di lei. Così proseguì finché arrivò tra le stelle, dove si potevano ammirare tanti spettacoli nuovi e strani. Con occhi pieni di meraviglia, contemplava quei mondi luminosi che tempo prima le erano sembrati fiochi e lontani, quando li osservava dal mare. Adesso le giravano intorno: alcune stelle brillavano di una luce dolce e radiosa, altre erano circondate da anelli luminosi di diversi colori, e altre ancora ardevano di un bagliore rosso infuocato. Ripple sarebbe rimasta con gioia lì a contemplarle, perché le sembrava che voci sommesse e dolci la chiamassero e che volti incantevoli la guardassero mentre passava. Ma ancora più in alto, più vicino al sole, vide una luce lontana che brillava come una splendida stella di un rosso intenso e sembrava diffondere un bagliore rosa nel cielo.
“Gli Spiriti del Fuoco devono sicuramente essere laggiù, e non posso rimanere qui ancora a lungo,” disse Ripple. Così continuò a fluttuare senza esitazione, finché davanti a lei si aprì un largo sentiero luminoso che conduceva a un arco dorato, oltre il quale poteva scorgere delle figure che si muovevano avanti e indietro. Man mano che si avvicinava, il cielo diventava sempre più luminoso e l’aria sempre più calda, finché il mantello di foglie di Ripple si raggrinzì e non poté più proteggerla dal calore. Allora stese il bianco fiocco di neve e, avvolgendosi con gioia nel morbido e fresco mantello, entrò attraverso l’arco splendente.
Attraverso la nebbia rossa che la circondava, riusciva a scorgere alte pareti di luce mutevole, dove fiamme arancioni, blu e viola ondeggiavano qua e là, disegnando figure armoniose che danzavano e splendevano. Sotto questi archi colorati, piccoli Spiriti volteggiavano vicino e lontano, con corone di fuoco, sotto le quali brillavano i loro occhi selvaggi e luminosi e, mentre parlavano, le scintille cadevano continuamente dalle loro labbra. Ripple vide con meraviglia, attraverso le loro vesti di luce trasparente, che nel petto di ogni Fata ardeva una fiamma immutabile, che non vacillava né si spegneva mai.
Mentre stava lì immobile, gli Spiriti si radunarono intorno a lei: il loro respiro rovente l’avrebbe bruciata, così lei strinse più forte il mantello di neve e disse:
“Portatemi dalla vostra Regina, così potrò dirle perché sono qui e chiederle quello che cerco.”
Attraversando lunghi corridoi di fuoco di mille colori, la portarono da uno Spirito più bello degli altri: aveva una corona di fiamme che ondeggiava leggera come piume dorate e, sotto il suo manto viola, la luce nel suo petto brillava forte e intensa.
“Questa è la nostra Regina,” dissero gli Spiriti inchinandosi davanti a lei, mentre lei volgeva i suoi occhi scintillanti verso la straniera che avevano portato.
Allora Ripple raccontò come avesse vagato per tutto il mondo alla loro ricerca, come le Stagioni l’avessero gentilmente aiutata nel suo viaggio, donandole Raggio di Sole, Brezza, Foglia Gialla e Fiocco di Neve, e come, superando molti pericoli, fosse finalmente arrivata fino a loro per chiedere la fiamma magica che poteva ridare vita al bambino.
Quando finì di raccontare la sua storia, gli spiriti iniziarono a sussurrare animatamente tra loro e a ogni loro parola cadevano fitte e rapide scintille. Alla fine, la Regina del Fuoco disse ad alta voce:
“Non possiamo darti la fiamma che chiedi, perché ciascuna di noi dovrebbe prenderne una parte dal proprio cuore e non lo faremo: più ardente risplende il fuoco nel nostro cuore, più siamo belle. Quindi non chiederci questo, ma saremo felici di darti qualsiasi altro dono perché proviamo affetto per te e ti serviremo, se sarà possibile.”
Ma Ripple non chiedeva altro e, piangendo sconsolata, li supplicava di non rimandarla indietro senza il dono per cui aveva fatto così tanta strada.
“Oh, cari Spiriti dal cuore generoso! Datemi ciascuno un po’ di luce dal vostro cuore, di certo la vostra luce risplenderà ancora più luminosa per questo gesto gentile. Io ve ne sarò riconoscente e, se potrò, vi ricompenserò.” Mentre parlava, la Regina, che aveva notato la collana di gioielli che Ripple portava al collo, rispose:
“Se mi darai quelle pietre brillanti e scintillanti, ti concederò una parte della mia stessa fiamma. Non abbiamo nulla di così bello da portare al collo e desidero tanto averle. Me le darai in cambio di ciò che ti offro, piccolo Spirito?”
Con gioia, Ripple le porse la collana ma, non appena toccò la sua mano, le gemme si sciolsero come neve e caddero a terra in gocce luminose. A quel punto, gli occhi della Regina si accesero e gli Spiriti circondarono arrabbiati la povera Ripple, che guardava con tristezza la collana dissolta e si chiedeva invano cosa avrebbe potuto offrire in cambio di ciò che tanto desiderava.
“Nella mia casa sotto il mare, ho tante gemme più belle di queste e vi porterò tutte quelle che riuscirò a raccogliere da ogni parte, se esaudirete la mia preghiera e mi darete ciò che cerco,” disse rivolgendosi dolcemente agli Spiriti infuocati che le aleggiavano intorno in modo minaccioso.
“Dovrai portare a ciascuno di noi una gemma che non svanisca mai dalle nostre mani come è successo con queste,” risposero, “e ognuno di noi ti darà una parte del suo fuoco. Poi quando il bambino sarà riportato in vita, dovrai offrirci tutte le gemme che riuscirai a raccogliere dalle profondità del mare, così potremo provarle qui tra le fiamme. Se si scioglieranno come queste, allora ti terremo prigioniera finché non ci restituirai la luce che ti avremo prestato. Se accetti, allora prendi il nostro dono e vai a casa, ma non dimenticare di tornare o verremo a cercarti.”
Ripple accettò, anche se non sapeva se sarebbe riuscita a trovare le gemme. Tuttavia, pensando alla sua promessa, dimenticò il resto e disse agli Spiriti che avrebbe fatto tutto quello che le chiedevano. Così, ognuno di loro le donò una parte del fuoco del proprio cuore e pose la fiamma in un vaso di cristallo, dove brillava e scintillava come una stella.
Poi, esortandola a ricordare la sua promessa, l’accompagnarono all’arco dorato e la salutarono.
Così tornò indietro lungo il sentiero luminoso, attraverso nebbia e nuvole, finché molto più in basso vide l’immenso mare blu che aveva lasciato tanto tempo prima.
Con gioia si tuffò tra le onde limpide e fresche e tornò galleggiando alla sua cara dimora, dove gli Spiriti si riunirono felici intorno a lei e, tra lacrime e sorrisi, l’ascoltarono mentre raccontava tutto quello che le era capitato e mostrava il vaso di cristallo che aveva portato con sé.
“Ora vieni,” le dissero, “e porta a termine l’opera che hai intrapreso con tanto coraggio.” Così andarono alla tomba silenziosa, dove il piccolo bambino giaceva freddo e immobile come una statua di marmo. Allora Ripple posò la fiamma sul suo petto e la guardò brillare e scintillare mentre la luce tornava lentamente negli occhi prima spenti, un bagliore rosato illuminava il viso pallido e il respiro passava tra le labbra socchiuse. Il fuoco magico bruciava sempre più luminoso e caldo, finché il bambino non si svegliò dal suo lungo sonno e guardò con sorridente meraviglia i volti chini su di lui.
Allora Ripple cantò di gioia. Subito lei e le sue sorelle Spiriti vestirono il bambino con abiti graziosi, intessuti di alghe dai colori vivaci, mentre tra i suoi capelli lucenti intrecciarono lunghe ghirlande dei loro fiori più belli e dalle sue piccole braccia pendevano collane di conchiglie scintillanti.
“Adesso vieni con noi, piccolo,” disse Ripple. “Ti porteremo al sicuro, alla luce del sole e all’aria fresca, perché questa non è la tua casa e sulla riva ti aspetta una persona che ti vuole bene.”
Così salirono, tra schiuma e spruzzi, fino alla spiaggia dove venti freschi giocavano tra i capelli sciolti e le onde si infrangevano lucenti ai piedi di quella madre solitaria che era ancora lì in piedi e guardava con malinconia oltre il mare. All’improvviso, su un’enorme onda blu che si alzava, vide gli Spiriti dell’Acqua che le sorridevano. In alto, tra le loro braccia bianche e luminonse, suo figlio allungava le mani per salutarla, mentre quella vocina che tanto desiderava sentire di nuovo gridava:
“Vedi, cara mamma, sono qui e guarda i doni meravigliosi degli spiriti gentili per rendermi più bello.”
Poi, la grande onda si infranse dolcemente e tornò indietro verso il mare, lasciando Ripple sulla riva e il bambino stretto tra le braccia della madre.
“O piccolo Spirito fedele! Vorrei tanto offrirti un dono prezioso per mostrarti la mia gratitudine per il tuo nobile gesto, ma non ho nulla se non questa collana di piccole perle: sono le lacrime che ho versato e il mare le ha trasformate così, perché potessi offrirtele,” disse felice la madre, quando la sua gioia iniziale si era placata e Ripple si voltava per andarsene.
“Sì, porterò con gioia il tuo dono e lo considererò il mio gioiello più bello,” rispose lo Spirito dell’Acqua. E con le perle sul petto si allontanò dalla riva, dove il bambino giocava mentre il sorriso raggiante della madre splendeva, finché scomparve tra le onde.
E ora c’era un altro compito da portare a termine: la promessa fatta agli Spiriti del Fuoco doveva essere mantenuta. Così esplorò in lungo e in largo le grotte del mare, raccogliendo tutte le gemme più luminose che splendevano. Poi, ancora una volta, sulla sua fedele Brezza, riprese il viaggio attraverso il cielo.
Gli Spiriti la accolsero con gioia e la condussero dalla Regina, davanti alla quale depose tutte le splendide gemme che aveva raccolto con tanta fatica e cura. Ma quando gli Spiriti cercavano di trasformarle in corone, le perle scivolavano dalle loro mani come gocce di rugiada dai mille colori. Ripple vedeva con timore e tristezza come si scioglievano una dopo l’altra, finché di tutte quelle che aveva portato non ne rimase più neanche una. Allora gli Spiriti del Fuoco la guardarono con ira e quando lei supplicò di avere pietà e di lasciarla provare ancora una volta mentre diceva:
“Non tenetemi prigioniera qui. Non posso respirare le fiamme che vi danno vita e, se non fosse per questo manto di neve, anch’io mi scioglierei e svanirei come le gemme che avete tra le mani. Cari Spiriti, datemi un altro compito ma lasciatemi andare via da questo luogo caldo, dove tutto è strano e spaventoso per uno Spirito del mare.”
Non volevano ascoltarla ma le si avvicinavano e, mentre scintille luminose cadevano dalle loro labbra, dicevano: “Non ti lasceremo andare, poiché hai promesso di essere nostra se le gemme che portavi fossero state senza valore. Quindi togliti quel freddo mantello bianco, immergiti con noi nelle fonti di fuoco e aiutaci a riportare nel nostro cuore di fiamme quella luce che ti abbiamo dato per il bambino.”
Allora Ripple si lasciò cadere sul suolo ardente e sentì che la sua vita era quasi al termine, perché sapeva che l’aria rovente del palazzo di fuoco le sarebbe stata fatale. Gli Spiriti la circondarono e iniziarono a toglierle il mantello, ma poi videro la collana di perle che splendeva di una luce limpida e delicata e diventava ancora più intensa quando vi posavano le mani.
“Oh, vogliamo questa!” gridarono. “È molto più bella di tutte le altre e non si dissolve come loro, guarda come brilla splendente nelle nostre mani. Se solo potessimo avere questa, tutto si risolverebbe e saresti di nuovo libera.”
E Ripple, di nuovo al sicuro sotto il suo fiocco di neve, offrì con gioia quella collana agli Spiriti. Raccontò loro che le perle che ora portavano con orgoglio sul petto erano formate dalle lacrime che, senza il loro aiuto, forse avrebbero continuato a scorrere. Allora gli Spiriti le sorrisero con grande dolcezza e avrebbero voluto abbracciarla e baciarle una guancia, ma lei si ritrasse dicendo che ogni loro tocco era come una ferita.
“Allora, se non possiamo manifestarti così la nostra gioia, te la mostreremo in un altro modo regalandoti un meraviglioso viaggio di ritorno. Vieni con noi,” dissero gli Spiriti, “e guarda il luminoso sentiero che abbiamo preparato per te.” Così la portarono fino alla grande porta dove un magnifico arcobaleno si stendeva, dal cielo alla terra, con tutti i suoi colori luminosi che brillavano al sole.
“Questa è davvero una strada incantevole,” rispose Ripple. “Grazie, Spiriti gentili, per la vostra cura, e ora devo salutarvi. Rimarrei volentieri ancora più a lungo, ma non possiamo vivere insieme e io desidero con tutto il cuore tornare alla mia fresca dimora. Raggio di Sole, Brezza, Foglia e Fiocco volate di nuovo verso le vostre Stagioni e dite loro che, grazie ai loro preziosi doni, l’opera di Ripple è finalmente compiuta.”
Poi, lungo il sentiero luminoso che si stendeva davanti a lei, il piccolo Spirito scivolò felice verso il mare.
