Kasini ha otto anni e ama cucinare. Legge un libro di cucina sullo scuolabus ogni mattina e anche prima di andare a dormire.

Nessuno conosce il suo segreto: ogni notte dorme con un cucchiaio di legno. Quando dorme, sogna di essere sorridente, con un cappello da chef e di tenere il suo cucchiaio di legno in alto, verso il cielo.

A Kasini piace cantare mentre cucina. Canta alle carote e balla con la farina.

Taglia il cetriolo e se ne mette due fette sugli occhi. BATTE forte le pentole mentre salta su e giù.

“TORNA AL LAVORO!” la rimprovera il cucchiaio.
“Cucinare non è un lavoro, è un divertimento,” risponde Kasini ridendo.
Il cucchiaio le dice se nella zuppa deve mettere più sale, se il pollo ha bisogno di più cottura e quando l’Ugali è pronto da mangiare.

A volte Kasini non ascolta il mestolo. “Userò il palmo della mano per assaporare la zuppa,” dice.

“Userò la bocca per assaggiare il pollo,” decide. Il cucchiaio ride, perché lei è giovane e lui è vecchio.
Più vecchio delle posate di casa, più vecchio del fratello maggiore di Kasini. Così vecchio che conosce a memoria tutte le grandi ricette.

Kasini aggiunge più sale, pepe e curry alla zuppa. È sbagliato e lei lo sa, ma fa solo la testarda.

Il cucchiaio non tollera il mancato rispetto e cambia colore dal marrone al rosso per mostrare a Kasini che è arrabbiato.

“La zuppa si BRUCERÀ senza il mestolo!” si lamenta Kasini.

Canta al cucchiaio, ma non cambia nulla.
“Mi dispiace,” dice. Il mestolo ritorna marrone appena in tempo e Kasini lo abbraccia con gioia.

“Ora posso servire alla mamma il piatto che ho preparato,” dice Kasini contenta.
“Il piatto che abbiamo preparato noi,” ridacchia, mentre mette via il mestolo.


