Il Principe e la Principessa della Foresta 

Riassunto


La fiaba "Il Principe e la Principessa della Foresta" segue un giovane principe che, consolando la madre in lutto, si avventura in una foresta oscura dove trova una spada magica e libera una principessa d'Arabia incatenata da vent'anni. Tradito dalla propria madre e accecato da un brigante spietato, il principe dovrà affrontare inganni, un orco astuto e oscure foreste per recuperare ciò che ha perso e compiere una promessa d'amore.

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Una volta, un re e una regina avevano un figlio, bello e intelligente. Quando compì diciotto anni, suo padre, il vecchio re, si ammalò gravemente e non riuscì più a guarire. La regina e il principe erano profondamente addolorati perché lo amavano molto. Il vecchio re era  sempre più malato e in una bella giornata d’estate, mentre gli uccelli cantavano, morì. La regina era così triste che, per molte settimane, non riusciva né a mangiare né a dormire. Piangeva per tutto il tempo. Il principe temeva che anche lei potesse morire se non avesse mangiato. Così la pregò di andare con lui in un luogo incantevole nella foresta e, alla fine, lei accettò.

Viaggiarono tutto il giorno e, pian piano, la regina iniziò a mostrare interesse per le cose che vedevano lungo il cammino. Verso sera, arrivarono nella foresta. Lì era molto buio perché c’erano tanti alberi e presto persero la strada. “Se siamo costretti a passare la notte in questo posto orribile,” disse la regina, stanca e spaventata, “gli animali selvatici ci mangeranno.” E iniziò a piangere.

“Coraggio, madre,” rispose il figlio, “sento che la buona sorte sta per arrivare.” E dopo una curva arrivarono davanti a una casetta con una luce accesa.

“Te l’avevo detto,” esclamò il principe. “Tu resta qui, mentre io vado a vedere se riesco a trovare del cibo e un riparo per la notte.” Non avevano portato molte cose perché viaggiavano a piedi, e quindi avevano molta fame. Il principe entrò nel cottage, ma non c’era nessuno e non trovò neanche del cibo. Quando stava per andarsene, vide all’improvviso un’armatura e una spada appese al muro con un foglietto attaccato. Sul foglio c’era scritto che chiunque avesse indossato quell’armatura con quella spada sarebbe stato al sicuro da ogni pericolo. Il principe era molto felice e prese subito la spada e l’armatura dal muro, nascondendole sotto il suo mantello. Non voleva che nessuno vedesse quello che aveva trovato. Poi tornò da sua madre, che lo stava aspettando con grande impazienza.

“Cosa hai fatto tutto questo tempo?” chiese arrabbiata. “Pensavo che dei briganti ti avessero ucciso.”

“Ho guardato in giro ma, anche se ho cercato ovunque, non sono riuscito a trovare nulla da mangiare.”

“Temo che siamo in una tana di ladri,” rispose  la regina. “È meglio andare via, per quanto possiamo avere fame.”

“Forse possiamo trovare un’altra dimora lungo la strada,” disse il principe. E ben presto, arrivarono davanti a un’altra casa con la luce accesa.

“Entriamo qui,” disse il principe.

“No, no, ho paura!” gridò la regina. “Saremo attaccati e ci uccideranno! È un covo di ladri, ne sono sicura!”

La povera regina era molto stanca e alla fine decise di entrare. Stava arrivando anche una tempesta ma il principe, avendo la spada, non temeva nulla. Dentro non c’era nessuno, solo una tavola apparecchiata con cibi deliziosi, bevande e alcuni piatti vuoti.

“Sembrano buone,” disse il principe prendendo alcune fragole dal piatto d’oro. Non aveva mai assaggiato nulla di così delizioso. Ma quella era davvero la tana di alcuni briganti, che erano appena andati nella foresta. Quando la regina e il principe finirono di mangiare, erano molto stanchi. Il principe accompagnò la madre in una stanza con un grande letto e le disse che sarebbe rimasto di guardia. La regina si svegliò all’alba. Il principe decise di andare nella foresta, prima da solo, per vedere se riusciva a trovare la strada. Quando si avviò, la regina accese il fuoco e andò a vedere le altre stanze. Erano tutte arredate con gusto ma all’improvviso, in una delle stanze, si aprì una botola nel pavimento. Il capo dei ladri uscì dal buco e la afferrò per le caviglie. La regina urlò forte e lo supplicò di risparmiarle la vita.

“Sì, se mi farai due promesse,” rispose. “La prima è che mi porterai nel tuo paese e mi incoronerai re al posto di tuo figlio. La seconda è che lo ucciderai nel caso in cui tentasse di sottrarmi il trono. Se non accetti, morirai.”

“Uccidere mio figlio?” esclamò la regina, guardandolo con orrore.

“Sdraiati su un letto e fai finta di essere malata. Digli che hai sognato che solo delle belle mele di un bosco lì vicino potrebbero farti stare meglio e che, senza quelle mele, morirai.”

La regina rabbrividì a quelle parole. Amava suo figlio, ma aveva anche tanta paura e così, alla fine, accettò sperando che accadesse qualcosa per salvare il principe. Aveva appena fatto la sua promessa, quando si sentì un passo e il capo dei ladri si nascose in fretta. 

“Madre, ho trovato la strada per uscire dalla foresta, quindi partiremo subito dopo colazione,” disse il principe.

“Oh, mi sento così male!” disse la regina. “Non riesco ad alzarmi e c’è solo una cosa che può farmi guarire.”

“Che cos’è?” chiese il principe.

“Ho sognato,” rispose la regina con voce debole, “che c’è una foresta dove crescono delle mele bellissime e, se potessi mangiarne qualcuna, presto starei meglio.”

“Oh, ma i sogni non significano nulla,” rispose il principe. “Qui vicino vive un mago. Andrò da lui e gli chiederò un incantesimo per farti guarire.”

“I miei sogni significano sempre qualcosa,” disse la regina, scuotendo la testa. “Se non avrò quelle mele, morirò.” Non sapeva perché il capo dei briganti volesse mandare il principe proprio in quella foresta dove vivevano tanti animali selvatici pericolosi.

“Ci andrò, ma prima devo fare colazione,” rispose il principe.

“Sbrigati, o sarò morta prima del tuo ritorno,” mormorò nervosa la regina. Ora credeva davvero di essere molto malata e pensava che il figlio non fosse abbastanza preoccupato per lei. Il principe andò nella foresta, dove vivevano tutti gli animali pericolosi: leoni, tigri, orsi e lupi. Ma invece di aggredirlo, gli animali si sdraiavano e gli leccavano le mani. Presto trovò l’albero delle mele anche se i rami erano troppo alti per raccoglierle e il tronco era troppo liscio per potersi arrampicare.

“Cosa dovrei fare adesso?” si disse. Ma quando si girò, la sua spada colpì per caso l’albero e caddero subito due mele. Le raccolse con gioia e se ne andò, quando un cagnolino gli corse incontro e cominciò a guaire tirandogli i vestiti .

“Cosa vuoi, cagnolino?” chiese il principe, chinandosi per accarezzargli la morbida testa nera.

Il cane corse verso un buco nella collina. Il principe voleva vedere cosa c’era nel buco ma non riusciva a entrare, così infilò la sua spada per allargarlo e… il buco immediatamente si allargò. “Ah, è bello avere una spada magica.” Si chinò e strisciò attraverso il buco. La prima cosa che vide fu una bellissima principessa incatenata a un pilastro di ferro.

“Come mai hai avuto una sorte così sfortunata?” le chiese sorpreso, e la principessa rispose: “Non posso raccontarlo, altrimenti il mio destino diventerà anche il tuo.”

“Non ho paura di questo. Dimmi chi sei e cosa ti ha portato qui,” implorò il principe.

“La mia non è una lunga storia,” disse con un sorriso triste. “Sono una principessa d’Arabia e i dodici briganti che vivono qui combattono l’uno contro l’altro per decidere chi sarà mio marito.”

“Vuoi che ti salvi?” chiese il principe. E lei rispose: “Non puoi salvarmi: come potresti spezzare la catena di ferro?”

“Oh, è abbastanza facile,” e il principe spezzò a metà la catena con la sua spada, liberando la principessa. Lui voleva prenderla per mano, ma lei si ritrasse. “No, non posso!” esclamò. “Se incontriamo i ladri nel passaggio, ci uccideranno entrambi.”

“Da quanto tempo sei qui?” chiese il principe.

“Da circa vent’anni, credo,” rispose la principessa.

“Venti anni,” esclamò il principe. “Allora è meglio che tu tenga gli occhi chiusi, perché la luce del sole potrebbe farti male agli occhi. Quindi sei tu la principessa d’Arabia, la cui bellezza è famosa in tutto il mondo. Io sono un principe.”

“Vuoi venire in Arabia con me e sposarmi, ora che mi hai salvato la vita?” chiese la principessa. “Mio padre sarà ormai vecchio, così potrai diventare re in breve tempo.”

“Devo restare nel mio paese,”  disse il principe. “Ma tra un anno verrò a sposarti.” Allora la principessa si tolse un anello dal dito e lo infilò al dito del principe. Sull’anello erano incisi il suo nome, quello di suo padre e di sua madre. Glielo donò come ricordo della sua promessa di sposarla entro un anno. 

“Morirò prima di rinunciarvi,” rispose il principe. “E se tra un anno sarò ancora vivo, verrò. Ho sentito dire che dall’altra parte della  foresta c’è un porto dal quale partono le navi dirette in Arabia. Affrettiamoci ad arrivare.”

Così raggiunsero il porto, si salutarono e la principessa salì su una nave per l’Arabia. Quando arrivò nel suo paese, ci fu grande gioia perché i suoi genitori non si aspettavano di rivederla. Raccontò loro del principe e ne furono molto felici.

“Preferirei che fosse qui adesso,” disse il re. “Un anno è molto lungo.”

Quando la principessa se ne andò, il principe si ricordò all’improvviso perché era andato nella foresta e si affrettò verso la casa dei ladri. Il capo dei briganti riusciva a sentire l’odore delle mele da lontano, perché aveva un naso molto grande, e disse alla regina: “Quell’uomo è strano. Se è entrato nella foresta, gli animali feroci lo avranno sicuramente mangiato, a meno che non abbia poteri magici. Se li ha, dobbiamo toglierli i poteri.”

“No, non ha alcun potere speciale,” rispose la regina. Ma il capo dei briganti non le credette.  Quando tornerà, gli dirai che stai bene e preparerai qualcosa da mangiare per lui. Poi gli racconterai che hai sognato che era stato attaccato da bestie selvagge e gli chiederai come è riuscito a scappare.”

Quando il principe arrivò, disse: “Madre, come stai? Ecco le tue mele. Ora ti sentirai  subito meglio e sarai pronta a venire con me.”

“Oh, sto già meglio,” rispose. “Ecco la tua cena e poi partiremo.”

Mentre mangiava, lei gli disse: “Quando eri via, ho fatto un terribile sogno: ti ho visto in una foresta piena di animali feroci che ti circondavano e ringhiavano ferocemente. Come sei riuscito a scappare?”

“Oh, era solo un sogno!” rise il principe.

“Ma i miei sogni si avverano sempre,” rispose la madre. “Raccontami.”

Il principe pensò per un attimo, ma poi decise di rivelarle il segreto. “Ho trovato questa spada e questa armatura nella prima casa della foresta e, quando le indosso, nulla può farmi del male. Questo mi ha salvato dalle bestie selvagge.” 

“Come potrò mai ringraziarti?” esclamò la regina. Ma appena il principe se ne andò, raccontò tutto al brigante. Quando il capo dei ladri lo venne a sapere, preparò una pozione, per addormentare il principe, che la regina doveva dargli. La regina diede la pozione al figlio che la bevve, ma si accorse che aveva uno strano sapore. Subito dopo si addormentò e il capo dei ladri entrò e gli portò via sia la spada che l’armatura.

“Queste sono di mio fratello,” disse e, dopo averle prese , il ladro svegliò il principe.

“Ora sono il tuo padrone,” disse. “Puoi scegliere di morire o posso mandarti cieco nella foresta.”

A quelle parole, il principe rabbrividì. All’improvviso si voltò verso la madre: “Tu hai avuto un ruolo in tutto questo?” Lei negò ma lui sapeva che gli stava mentendo.

“Finché c’è vita, c’è speranza, quindi riportami nella foresta.”

Allora il brigante accecò il principe, gli diede un bastone, del cibo, qualcosa da bere e lo mandò nella foresta, sperando che gli animali feroci lo uccidessero. Non aveva più la spada né l’armatura con cui difendersi.

“Ora torneremo nella tuo regno,” disse il capo dei ladri.

Il giorno dopo partirono e, non appena arrivarono al palazzo, si sposarono e il capo dei ladri divenne re. Intanto, il povero principe vagava per la foresta, sperando di trovare qualcuno che potesse aiutarlo e magari offrirgli un lavoro, perché non aveva né soldi né una casa. Nella foresta si era appena svolta una grande battuta di caccia e tutti gli animali selvatici si erano nascosti, così nessuno gli fece del male. Un giorno, proprio quando pensava di morire di fame, arrivò al porto da cui partivano le navi dirette in Arabia. Una nave stava per salpare quando il capitano lo vide.

“Ecco un povero cieco,” disse. “Senza dubbio è opera dei briganti. Portiamolo in Arabia. Vuoi venire con noi, buon uomo?” chiese al principe.

Il principe fu molto felice per quelle parole gentili e disse che sarebbe andato con gioia. Quando arrivarono in Arabia, il capitano lo portò alle terme pubbliche. Mentre veniva lavato, l’anello della principessa gli scivolò dal dito e fu poi trovato dal custode delle terme. L’uomo mostrò l’anello a un amico che viveva nel palazzo.

“Questo è l’anello della principessa. Dove l’hai trovato?” gli chiese.

“L’anello è caduto dal dito di un povero cieco,” disse l’uomo. “Deve averlo rubato, ma credo che dovresti restituirlo alla principessa.”

Quella sera, l’anello fu consegnato alla principessa, che esclamò con gioia: “È l’anello che ho regalato al mio fidanzato,” disse. “Portatemi subito da lui.”

Il custode trovò strano che la principessa fosse fidanzata con un mendicante cieco, ma fece come gli aveva chiesto e, quando la principessa vide il principe, esclamò: “Finalmente sei arrivato! È passato un anno e credevo fossi morto. Adesso ci sposeremo subito.” Il re rimase molto sorpreso dall’improvviso arrivo del principe, ma quando seppe che era cieco, si arrabbiò.

“Non posso lasciare il mio trono a un cieco.”

Ma la principessa otteneva sempre quello che voleva e alla fine il re cedette. Non era soddisfatto ma non c’era nulla da fare. Era arrivato il momento che la principessa si sposasse. In una splendida serata, il principe e la principessa andarono in giardino e si sedettero sotto un albero. Poco distante, in un cespuglio, c’erano due corvi e il principe, che capiva il linguaggio degli uccelli, sentì che uno diceva: “Sai che stanotte è la notte di mezza estate?”

“Sì,” disse l’altro.

“E conosci quella parte del giardino chiamata il Letto della Regina?”

“Sì.”

“Ma forse non sai che chi ha problemi di vista o è cieco deve bagnarsi gli occhi con la rugiada che si trova lì, durante la notte tra mezzanotte e l’una.”

Era una buona notizia per il principe e la principessa. Il giovane implorò la principessa di portarlo al piccolo prato dove la regina di solito si riposava:  il Letto della Regina. Quando tra mezzanotte e l’una si bagnò gli occhi con la rugiada che era lì, riuscì a vedere bene come prima. “Posso vederti di nuovo!” esclamò alla principessa e la guardò con meraviglia.

“Non ci credo,” rispose.

“Appendi il tuo fazzoletto a un cespuglio. Se trovo il fazzoletto, devi credermi,” disse. Lei lo fece e il principe andò dritto verso il fazzoletto.

“Sì, puoi vedere!” esclamò la principessa. “Il letto di mia madre, la regina, ti ha restituito la vista.” La principessa andò verso la panchina e, quando era ormai l’alba, si addormentò. All’improvviso il principe vide una piccola lampada d’oro che le pendeva dal suo collo e brillava intensamente, era in una catenina. Appena il principe sganciò la catenina, la lampada cadde a terra. Prima che potesse raccoglierla, un falco arrivò lì, la afferrò e volò via con la lampada. Il principe corse dietro all’uccello ma non riuscì a raggiungerlo e finì per perdersi. Quando la principessa si svegliò, si mise subito a cercarlo. Ma anche lei finì per smarrirsi. I briganti della foresta la catturarono e la riportarono nella grotta dove il principe l’aveva salvata.

Intanto  il falco continuava a volare con la lampada, mentre il principe vagava per la foresta cercando di ritrovare la strada per tornare in Arabia. Un giorno, incontrò dodici giovani uomini allegri, in cerca di lavoro.

“Se posso, verrò con voi,” disse il principe. E loro risposero: “Più siamo, meglio è.”

Allora il principe andò con loro, e proseguirono tutti insieme finché non incontrarono un vecchio orco.

“Dove state andando?” chiese l’orco.

“Stiamo cercando lavoro,” risposero gli uomini.

“Allora venite a lavorare per me,” disse l’orco. “Ci saranno cibo e bevande in quantità, e non dovrete lavorare troppo. Se alla fine dell’anno riuscirete a rispondere a tre domande, darò a ciascuno di voi un sacco d’oro. Se non riuscirete a rispondere alle domande, vi trasformerete in animali.”

I giovani pensarono che fosse un buon piano, così andarono con l’orco al suo castello. “Qui trovate tutto ciò di cui avete bisogno,” disse l’orco. “Dovete solo occuparvi della casa, perché io parto e non tornerò fino alla fine dell’anno.”

Quando l’orco se ne andò, i giovani si divertirono moltissimo: cantavano, bevevano e non lavoravano. Ogni giorno trovavano la tavola imbandita di cibi e bevande deliziosi e, quando avevano finito, tutto veniva magicamente ripulito da mani invisibili. Solo il principe, che era triste per la sua principessa, mangiava e beveva poco. Un giorno, mentre si trovava nella sua stanza, sentì la voce del vecchio orco che parlava con un altro orco sotto la sua finestra.

“Domani,” disse, “l’anno sarà finito.”

“E quali domande farai?” chiese l’altro.

“All’inizio, chiederò da quanto tempo sono qui. Se non lo sanno, quei giovani sciocchi! Poi, chiederò cosa brilla sul tetto del castello.”

“E cos’è ?”

“La lampada che ho rubato alla principessa mentre dormiva nel giardino.”

“E la terza domanda?”

“Chiederò da dove arrivano ogni giorno cibo e bevande. Li rubo dalla tavola del re, ma loro non lo sanno.”

Il giorno dopo l’orco arrivò.

“Ora farò le domande,” disse.  “Prima di tutto, da quanto tempo siete qui?”

I giovani erano stati così presi dal bere e dal festeggiare che avevano completamente dimenticato l’accordo, quindi rimasero in silenzio.

“Una settimana,” disse uno alla fine.

“Due mesi,” provò un altro. Ma il principe rispose: “Un anno.”

“Giusto,”  rispose l’orco. Ma la seconda domanda era più difficile.

“Cosa brilla sul tetto?”

I giovani pensarono fosse il sole o la luna. Ma nessuno di loro lo sapeva davvero.

“Posso rispondere?” chiese il principe.

“Sì certo,” rispose il gigante e il principe disse:

“La lampada che hai rubato alla principessa mentre dormiva in giardino.” E l’orco annuì di nuovo.

La terza domanda era ancora più difficile.

“Da dove arriva il cibo che mangiate?”

Nessuno dei giovani poteva indovinare.

“Posso dirlo?” chiese il principe.

“Sì, se ci riesci,” rispose il gigante.

“Arriva dalla tavola del re,” rispose il principe.

Ora potevano prendere i sacchetti d’oro e andarsene. I giovani partirono così in fretta che il principe rimase indietro. Più tardi, lungo la strada, incontrarono un vecchio che chiese loro dei soldi.

“No, non ne abbiamo,” risposero.

Così continuarono in fretta mentre il principe li seguiva a passo lento.

“Signore, ha una moneta per un povero?” chiese il vecchio.

E il principe gli diede il sacchetto pieno di monete d’oro.

“Non lo voglio,” disse il vecchio, che in realtà era l’orco che avevano appena lasciato. “Ma dato che sei così generoso, ecco la lampada della principessa. La principessa si trova nella caverna dove l’hai trovata, ma non so se riuscirai a salvarla senza la spada magica.”

Ora il principe sapeva dove si trovava e poteva salvarla. Si travestì da mercante e tornò nella sua città, dove vivevano sua madre, la regina, e il capo dei banditi. Fece fare a un orafo un gran numero di pentole da cucina in oro puro. Quando le pentole e i bollitori d’oro puro furono pronti, il principe li mise nel suo cesto e andò al palazzo, dove chiese di parlare con la regina. La regina venne a sapere delle pentole d’oro e volle subito vederle. Intanto, il principe entrò di nascosto nella sua camera per prendere l’armatura e la spada, senza che la madre se ne accorgesse.

“Sono bellissimi,” disse, “quanto chiedi per questi?”

“Decidete voi il prezzo, Vostra Maestà.” Rispose il principe

La regina non sapeva davvero cosa rispondere e disse che voleva aspettare suo marito. Il principe fece un inchino e aspettò in disparte, in silenzio. Quando il capo dei banditi tornò, la regina lo chiamò: “Vieni a vedere questi bellissimi oggetti.” Il capo dei banditi entrò nella stanza,  il principe lo colpì con la spada magica e così cadde a terra.

“Forse ora mi riconosci, madre,” disse il principe mentre si toglieva gli abiti da mercante. “Dovresti  pentirti di tutto il male che mi hai fatto, altrimenti la tua vita non durerà a lungo.”

“Oh, perdonami,” esclamò. “Non ho avuto scelta, avevo così tanta paura.”

Il principe la perdonò. Il re cattivo fu costretto a togliersi i vestiti e venne mandato nella foresta, dove gli animali feroci lo mangiarono. Il principe rimandò la regina nella sua terra. Poi andò nella grotta dove la principessa era incatenata e, con la spada magica, la liberò ancora una volta. Insieme partirono per l’Arabia, dove si sposarono, governarono i due regni e vissero per sempre felici e contenti.


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Credits

Evald Tang Kristensen fu un folklorista danese dell'Ottocento, celebre per aver raccolto centinaia di fiabe e leggende popolari della Danimarca direttamente dalla tradizione orale. Questa storia intreccia motivi tipici della fiaba nordica — l'armatura magica, l'orco con le tre domande, la principessa prigioniera — in un racconto di avventura, tradimento e redenzione.