C’era una volta un contadino che aveva tre figli e una figlia: il figlio più grande era molto intelligente, il secondo era bravo nelle trattative mentre il figlio più giovane, Stefan, non aveva nessun talento particolare. Ma la sua sorellina, Militza, amava suo fratello Stefan e adorava le sue storie, perché la facevano sempre ridere. Stefan voleva molto bene a sua sorella e gli piaceva stare in fattoria. Lavorava tanto e si prendeva cura degli animali, che erano molto contenti di lui.

La famiglia del contadino viveva in un regno governato da un grande zar. Lo zar aveva solo una figlia, che faceva crescere come un ragazzo. La ragazza veniva istruita dai più grandi studiosi del paese. La principessa, però, era stanca di studiare così tanto perché non aveva mai tempo per scherzare o anche solo per giocare.
Un giorno, la principessa gridò: “Sono una principessa e voglio essere libera di fare quello che desidero!” “Parli come la figlia di un contadino!” disse la dama di compagnia. “Magari lo fossi,” rispose la principessa. Quando lo zar sentì quelle parole, si arrabbiò tantissimo. “Oh! Oh!” urlava sempre a gran voce quando era furioso. E allora, la principessa restava sempre paralizzata dalla paura. Ma quella volta si ribellò e gridò a suo padre: “Sono stanca di sentire quelle storie noiose di quegli anziani. Voglio ridere! Voglio divertirmi!”
Lo zar, rosso di rabbia, gridò: “Chiudete la ragazza nella sua stanza finché non chiederà scusa!” La principessa uscì dalla stanza a testa alta e urlò: “Mi chiuderò da sola nella mia stanza e non mangerò neanche una briciola finché non manderai qualcuno che sappia farmi ridere!” E la principessa diceva sul serio. Per ore non mangiò nulla, finché lo zar non si avvicinò al suo letto e le disse che poteva avere tutto ciò che desiderava. “Voglio divertirmi,” rispose decisa la principessa. “Mandami qualcuno mi faccia ridere.”

Lo zar allora si rese conto di aver fatto divertire molto poco la figlia quando era piccola, così mandò i suoi uomini per tutto il regno ad annunciare che cercava qualcuno che riuscisse a far ridere la principessa. Chiunque ci fosse riuscito avrebbe potuto sposarla e governare il regno insieme a lei. La notizia arrivò fino a Militza, che insistette perché Stefan si presentasse allo zar.
La principessa rimase sorpresa dall’aspetto solare e vivace del giovane contadino, mentre Stefan rimase colpito dalla bellezza della principessa. Stefan iniziò a raccontare la sua storia. All’inizio sembrava davvero molto strana e per nulla divertente, ma la principessa, incuriosita, gli chiese di continuare. Stefan si inginocchiò davanti alla principessa e le sussurrò all’orecchio: “Anche se ti faccio ridere, non sei obbligata a sposarmi. Sposami soltanto se lo vuoi davvero. Sono qui per mia sorella Militza. È stata lei a chiedermi di farti ridere. Credo che tu le piaccia, e lei pensa che io piaccia a te. E io credo che anche tu mi piaccia.”

“Bene, continuate,” intervenne lo zar, interrompendo i loro sussurri. Stefan raccontò la sua storia e, man mano che andava avanti, la principessa iniziò a sorridere sempre più, finché si mise a ridere. Quando Stefan stava per andarsene, lo zar gli disse: “Stefan, ti ricompenserò come meriti. Hai fatto ridere la principessa e non hai insistito per sposarla. Sei un uomo buono. Non lo dimenticherò.”
“Ma padre,” disse la principessa. “Non voglio che Stefan se ne vada. Mi piace! Voglio sposarlo.” E continuò decisa: “Se non posso sposare Stefan, non sposerò nessuno e smetterò di nuovo di mangiare!”
Lo zar capiva sua figlia. Stefan si era dimostrato un uomo onesto ed era abituato a lavorare duro. Era proprio quello di cui il regno aveva bisogno. Così diede il suo consenso.
Stefan e la principessa si sposarono e nel castello, da quel giorno in poi, regnarono solo risate e felicità.

